Il problema: "c'è un incentivo, compriamo adesso"
Ottobre, riunione in un'azienda che costruisce e installa cucine professionali. Il titolare vuole una nuova piegatrice a controllo numerico e, già che c'è, un software per gestire commesse e magazzino. Il fornitore gli dice: "Con gli incentivi la paghi molto meno". Lui ricorda di aver sentito parlare di Transizione 5.0 e chiede al commercialista di "metterci dentro tutto".
Il rischio è chiaro: decidere un investimento pensando a un'agevolazione che non c'è più, o che ha regole diverse, e scoprirlo quando le fatture sono già pagate. Prima di firmare un ordine conviene arrivare dal commercialista con le domande giuste. Questo articolo ti aiuta a prepararle.
Una premessa onesta: non siamo commercialisti e questa non è una consulenza fiscale. Le regole cambiano e ogni azienda ha una situazione diversa. Tutto quello che leggi qui va verificato con il tuo commercialista prima di decidere.
Cosa è cambiato tra Transizione 5.0 e il 2026
Molti imprenditori parlano ancora di Transizione 5.0 come di una misura aperta. In realtà il Ministero delle Imprese e del Made in Italy ha comunicato l'esaurimento delle risorse il 7 novembre 2025. Le prenotazioni inviate dopo quella data restano in ordine cronologico, nel caso si liberino fondi, ma non danno certezza di ottenere il credito.
Per gli investimenti dal 2026 la Legge di Bilancio (legge 30 dicembre 2025, n. 199, art. 1, commi 427-436) ha reintrodotto l'iperammortamento: non un credito d'imposta, ma una maggiorazione del costo che puoi dedurre attraverso gli ammortamenti. In sintesi, secondo i testi pubblicati:
- riguarda gli investimenti effettuati dal 1° gennaio 2026 al 30 settembre 2028;
- la maggiorazione è del 180% fino a 2,5 milioni di euro, del 100% tra 2,5 e 10 milioni e del 50% tra 10 e 20 milioni;
- vale per beni materiali "4.0" e, dal 2026, anche per software, sistemi e piattaforme per la gestione dei processi, oltre che per impianti di autoproduzione di energia da fonti rinnovabili;
- passa da una procedura sulla piattaforma del GSE, con più comunicazioni obbligatorie, e richiede perizia e certificazione contabile;
- è riservato a chi ha reddito d'impresa: sono esclusi, tra gli altri, professionisti e contribuenti in regime forfetario.
Detto questo, i dettagli che decidono se il tuo investimento rientra o no sono proprio quelli da chiarire con il commercialista. Ecco le domande.
Le 8 domande da fare al commercialista prima di investire
- "La mia azienda può accedere all'iperammortamento?" Dipende dalla forma e dal regime fiscale. Chiedi anche se hai abbastanza reddito imponibile negli anni successivi per sfruttare davvero la deduzione: una maggiorazione sugli ammortamenti vale qualcosa solo se hai utili da cui dedurla.
- "Questo bene preciso rientra negli allegati?" Porta la scheda tecnica, non il nome commerciale. Una macchina "4.0" per il fornitore non è automaticamente agevolabile: contano le caratteristiche tecniche richieste e il fatto che venga interconnessa al tuo sistema di gestione della produzione o alla rete di fornitura.
- "Il software che voglio comprare è agevolabile, o è un abbonamento?" Molti strumenti digitali oggi si pagano a canone mensile. Diversi commentatori fanno notare che un canone è un costo di esercizio e non un bene da ammortizzare, quindi non genera maggiorazione. Una licenza acquistata o un software sviluppato su misura possono avere un trattamento diverso. È una distinzione da far confermare.
- "Ci sono requisiti sull'origine dei beni?" La normativa parla di beni destinati a strutture produttive in Italia e di produzione in ambito UE/SEE. Chiedi come si dimostra e quali documenti servono dal fornitore.
- "Quali sono i tempi e le comunicazioni al GSE?" La procedura prevede una comunicazione preventiva, una di conferma (con il pagamento di un acconto di almeno il 20% del costo) e una di completamento a bene interconnesso, più comunicazioni periodiche. Saltare un passaggio o sbagliare una scadenza può far perdere il beneficio. Chiedi chi se ne occupa: lo studio, l'azienda o un consulente esterno.
- "Chi fa la perizia e quanto costa?" Serve una perizia asseverata di un ingegnere o perito industriale iscritto all'albo, oppure di un ente di certificazione accreditato, e una certificazione contabile di un revisore. Sono costi da mettere nel conto fin dall'inizio.
- "Quanto vale davvero, in euro, per la mia azienda?" Fatti fare una simulazione con il tuo reddito previsto, l'aliquota che paghi e il piano di ammortamento. È l'unico numero che conta, molto più della percentuale scritta in una brochure.
- "Cosa succede se vendo o sposto il bene?" Esistono casi di decadenza, per esempio se il bene viene ceduto senza essere sostituito o destinato a una struttura all'estero. Meglio saperlo prima.
- Transizione 5.0 ha esaurito le risorse a novembre 2025: non pianificare investimenti contando su di essa.
- Dal 2026 la misura di riferimento è l'iperammortamento della legge n. 199/2025, con procedura GSE.
- Porta al commercialista schede tecniche, preventivi e modalità di pagamento (acquisto, leasing, abbonamento).
- Chiedi una simulazione in euro e un calendario delle comunicazioni.
- Decidi l'investimento perché serve all'azienda: l'agevolazione è uno sconto, non il motivo.
La domanda che viene prima di tutte: questo investimento mi serve?
L'errore più frequente non è fiscale. È comprare uno strumento perché è agevolato e poi non usarlo. Vale soprattutto per la digitalizzazione: un software gestionale, un sistema di automazione o uno strumento di intelligenza artificiale rendono qualcosa solo se risolvono un problema preciso e se qualcuno in azienda lo usa ogni giorno.
Prima di parlare di incentivi, prova a rispondere per iscritto a tre domande:
- quale attività ripetitiva ci fa perdere più ore ogni settimana?
- dove perdiamo informazioni, clienti o scadenze?
- chi userà il nuovo strumento e chi lo terrà aggiornato?
Se le risposte sono chiare, il progetto sta in piedi anche senza agevolazione, e l'agevolazione diventa un vantaggio in più. Se non lo sono, nessuna maggiorazione rende utile uno strumento che resta spento. Ne abbiamo parlato anche nell'articolo su 5 usi concreti dell'AI per una PMI.
Cosa aspettarsi, in modo onesto
L'iperammortamento può ridurre in modo significativo il costo reale di un investimento importante, ma ha tempi lunghi: il beneficio arriva negli anni, attraverso le dichiarazioni dei redditi, non come sconto in fattura. La procedura chiede ordine nei documenti e attenzione alle scadenze, e una parte del valore se ne va in perizie e consulenze. Per investimenti piccoli, il gioco può non valere la candela.
Anche per questo conviene separare due decisioni: cosa digitalizzare, che è una scelta organizzativa e commerciale, e come finanziarlo, che è una scelta da prendere con il commercialista. Se vuoi lavorare sulla prima, con il nostro servizio Innovation, automazioni e AI insieme a 404brain.tech partiamo dai processi che ti fanno perdere tempo e progettiamo strumenti su misura, con un preventivo chiaro che puoi portare in studio per valutare le agevolazioni.
Domande frequenti
Transizione 5.0 è ancora attiva nel 2026?
Il MIMIT ha comunicato l'esaurimento delle risorse il 7 novembre 2025. Le prenotazioni successive sono state messe in ordine cronologico nel caso si liberino fondi, ma non danno certezza. Per gli investimenti dal 2026 la misura di riferimento è l'iperammortamento: verifica la tua situazione con il commercialista.
Cos'è l'iperammortamento 2026?
È una maggiorazione del costo dei beni agevolabili che si deduce attraverso gli ammortamenti, prevista dalla legge n. 199/2025 per investimenti dal 1° gennaio 2026 al 30 settembre 2028. La maggiorazione è del 180% fino a 2,5 milioni di euro e scende per gli importi più alti.
Anche il software può rientrare?
Dal 2026 sono previsti anche software, sistemi e piattaforme per la gestione dei processi, con interconnessione e perizia. Un abbonamento a canone, secondo diverse interpretazioni, è un costo di esercizio e non genera maggiorazione: fai confermare il caso specifico al commercialista.
Un'azienda in regime forfetario può usarlo?
Secondo i testi pubblicati, no: la misura è riservata ai titolari di reddito d'impresa ed esclude, tra gli altri, i contribuenti forfetari e chi esercita arti e professioni.